La storia delle regole di san vito

Le Regole cadorine sono delle antiche organizzazioni sociali umane sorte spontaneamente per la gestione e sfruttamento dei loro beni: “prati, pascoli e boschi” posseduti in proprietà collettiva. Le recenti scoperte archeologiche nel Comune di San Vito di Cadore riguardanti la sepoltura di un cacciatore mesolitico e quelle delle iscrizioni epigrafiche in alfabeto venetico ritrovate a Mondeval de Sora nel territorio della Regola Grande di S.Vito di Cadore dimostrano che questo territorio delle alpi venete era già occupato da popolazioni umane molto tempo prima della venuta di Cristo.
I Romani trovarono il Cadore già abitato dai Catubrini, popolazione celtizzata, e certamente, durante la loro occupazione riorganizzarono anche questo territorio secondo la consuetudine romana della centuriazione con la sistemazione urbanistica, rurale e della viabilità che ancor oggi un attento osservatore del territorio ha la possibilità di scoprire.
Anche del passaggio dei Longobardi, antico popolo germanico dell’Europa del Nord che occuparono l’Italia tra il 500 e il 780 d.c. caduto l’Impero romano, si trovano tracce. Molti termini delle lingue parlate cadorine come “Vizza, saltaro” ecc. sono di origine Longobarda. Anche molti segni epigrafici rinvenuti sul Sasso rosso della muraglia di Giau, sul confine tra la Regola Granda di San Vito e quelle d’Ampezzo sembrano rifarsi all’alfabeto runico dei popoli nordici. I Franchi di Carlo Magno portarono in Cadore il Cristianesimo assieme al loro ordinamento sociale amministrativo meglio noto come Vassallaggio feudale. Così il Cadore divenne feudo dei Conti da Carmino con investitura del Patriarca D’Aquileia. Appartiene senz’altro a questo periodo la chiesa di S.Floriano nel territorio della Regola di Chiapuzza di cui oggi possiamo purtroppo ammirare soltanto ciò che rimane di questo antico edificio di culto distrutto durante il primo conflitto mondiale, ma anche questi ruderi meritano un recupero dignitoso attraverso un’opera artistica e architettonica di grande valore.
Verso il 1335, alla morte di Rizzardo da Camino erede maschio della dinastia, il Cadore assunse il patrocinio delle sue tre figlie orfane e con ciò potè assumere anche la potestà feudale. Fu così che nel 1338 il Cadore potè darsi uno Statuto proprio costituendosi in una unità territoriale autonoma su base federale con dieci unità minori delle centene e un Consiglio Generale formato dai rappresentanti dalle dieci Centene alla base delle quali vi erano le Regole. Alle Regole Cadorine hanno sempre fatto parte quelle di San Vito di Cadore che erano tre come oggi, cioè: la Regola di Chiapuzza e Costa, la Regola di Vallesella, Resinego e Serdes e la Regola Granda.
Il possesso delle terre collettive, costituenti ancora oggi il patrimonio antico delle Regole, inalienabile, indivisibile e inusucapibile vincolato in perpetuo alla sua destinazione agro silvo pastorale è avvenuto per occupazione ad immemorabili, è la forma più antica di possesso della terra che è resistita anche durante i secoli bui del feudalesimo e che lo Stato italiano ha sempre voluto tutelare e conservare con le sue leggi. Attualmente l’attività delle Regole di San Vito, regolamentate dalla Legge statale n° 97 del 1994, dalla Legge Regionale veneta n° 26 del 1996 e dei propri Laudi e Statuti, si rivolge alla conservazione del patrimonio antico, al miglioramento dei pascoli e delle malghe per un uso più adeguato ai tempi, al miglioramento dei boschi, delle viabilità forestale, dei sentieri anche ai fini turistici e alla organizzazione delle famiglie regoliere per il godimento e uso dei beni comuni.
Le Regole difesero sempre la proprietà comune specialmente dagli usurpi e occupazioni illecite da chi voleva: “arricchirsi a spese degli altri” affinché … “se posi coservè le monti predite, per essere il principal fondamento del viver de diti consorti”. (dal Laudo 1541). Oggi le Regole hanno anche il compito di impegnarsi nella tutela dell’ambiente con il recupero del territorio, del paesaggio, della conservazione delle risorse naturali che sono i beni essenziali e vitali per tutti.